Il tè: bevanda per pochi eletti? Noi la preferiamo in versione “social”!

Un po’ per via della storia, un po’ per le percezioni e le suggestioni che i consumatori ne ricevono, il è da sempre stato considerato una bevanda d’élite.

Come infatti vi ho già raccontato, il suo ingresso in Europa non avvenne come prodotto di largo consumo, ma come un bene di lusso, accessibile solo a una determinata classe sociale, e gelosamente custodito in scrigni con serratura. Non era infatti raro sorprendere membri della servitù a leccare i fondi delle tazze di tè usate dai loro padroni, nonché ad impossessarsi furtivamente delle foglie già messe in infusione per rivenderle altrove.

a spot of tea

Fonte: Trovato su bumblebutton.blogspot.com

Anche in Cina, la culla della cultura del tè, agli esordi questa bevanda, oltre all’esclusivo uso curativo, era riservata a persone di un certo rango e cultura. Non a caso il tè destinato all’imperatore doveva essere raccolto da fanciulle a cui era interdetta l’assunzione di spezie, aglio o cipolla, per evitare che le loro dita potessero trasmettere odori sgradevoli alle foglie.

Tea plantations, China

                               Piantagione di tè in Cina (Fonte: amolife.com)

Anche in Giappone, il tè è strettamente legato all’ambito culturale. In quanto la bevanda entrò nel paese grazie ai monaci buddisti, permeandosi di un ampio ventaglio di significati filosofico-religiosi, che portarono alla nascita della famosa cerimonia del cha-no-yu.

Japanese tea ceremony. Sado 茶道

Cerimonia giapponese del Cha no yu (Fonte: Stéphane Barbery on flickr.com)

E invece oggi? Come viene percepito il rito del tè?

Soprattutto qui in Italia, la concezione diffusa è che, a parte quando non si sta bene, il tè sia una cosa da snob, per chi “se la tira”.

A contribuire a tutto ciò è stato:

1) La scarsa, per non dire assente divulgazione dell’affascinante cultura che si nasconde dietro questa bevanda. Andando oltre le bustine “usa e getta”, evoluzione moderna e consumistica (e in alcuni casi anche di fattura dozzinale) dell’originale rito del tè.

Tea with lemon.  Photography by Annetta Bosakova via flickr.

                                Fonte: Annetta Bosakova via flickr

2) L’ampio utilizzo da parte di bar e locali del tè confezionato, piuttosto che quello sfuso. Sebbene, devo dire che da qualche anno a questa parte una lenta, lentissima inversione di tendenza si sta mettendo in moto, in quanto alcuni esercizi stanno iniziando a voler offrire ai clienti un’esperienza di degustazione vera e propria, offrendo miscele sfuse.

                                                             Tè in bustina

3) La non immediata reperibilità della bevanda. Mi spiego, un buon tè sfuso, non lo trovi al supermercato. Devi andare apposta in una teieria/erboristeria per acquistarlo, cosa che molti, un po’ presi dal tran tran quotidiano, un po’ dalla pigrizia, rifuggono dal fare. Quindi ci si accontenta del prodotto più a portata di mano, senza però avere l’opportunità di conoscere “l’altro lato della medaglia”.

Mariage Frères - The Best Tea in the World

                   Fonte: lasplash.com

4) I prezzi elevati. Problema che potrebbe essere ovviato, come detto al punto 1, facendo un po’ più di cultura del tè, che permetterebbe di far comprendere ai consumatori la complessità delle lavorazioni e della raccolta di alcune qualità di tè, giustificandone il prezzo.

5) La nascita di (rare) associazioni dedicate che, al contrario di promuovere la larga diffusione della cultura del tè, non fanno altro che sottolineare (erroneamente) quanto l’approfondita conoscenza di questa bevanda sia destinata a pochi (e facoltosi) eletti cultori. Un atteggiamento di chiusura che “spaventa” e scoraggia fin dal primo approccio i neofiti che vorrebbero apprendere la sacra scienza, dando l’idea (sbagliata) che la cultura del tè non sia qualcosa per tutti, ma per pochi illuminati che sono tra l’altro reticenti a condividere il loro sapere.

Japanese bamboo whisk for tea ceremony, Chasen 茶筅

                                  Fonte: pinterest.com

Tutto ciò ci ha portato alla situazione attuale… Al contrario di quanto si possa pensare, il tè è invece una bevanda dal carattere molto “social”. È un pretesto di aggregazione, incontro, convivialità se vissuto in compagnia. Mentre se preso in solitudine, è un momento che aiuta a recuperare la lentezza perduta.

Non è raro, inoltre che molti si siano lasciati intimorire dalle rigide regole alla base della preparazione di un buon tè (temperatura dell’acqua, tempo di infusione, numero di infusioni…). A tutti coloro che sono caduti in questo tranello, dico:

Non abbiate paura di sperimentare!

Make your own blends of tea

Fonte: wholeliving.com

Il che significa sbagliare, riprovare e anche, udite, udite, non seguire le regole, se il gusto del tè finale non è di vostro gradimento.

Ovviamente, come in tutti i casi le regole servono come guida, ma nessuno (soprattutto se amate il tea time in solitudine) vi vieta di fare a modo vostro: di mettere più o meno zucchero, di fare l’acqua più o meno calda e via dicendo. Il tè è un momento personale, così come i gusti di ciascuno. Quindi non abbiate paura di sbagliare, ma buttatevi e provate!

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