Pomeriggio zen con la cerimonia del tè al Tanabata Matsuri

Come si svolge il rito giapponese del tè, lo sapete già in quanto ve ne ho parlato in un precedente post. Questa volta, invece, mi piacerebbe raccontarvi la mia personale esperienza alla cerimonia a cui ho partecipato sabato 28 giugno in occasione del Tanabata Matsuri, la festa giapponese dell’estate, riproposta qui a Torino, presso il centro esposizioni Yoshin Ryu.

In una piacevole pomeriggio estivo, siamo stati accolti nel giardino dell’Associazione Yoshin Ryu, in Lungo Dora Colletta 53, in cui per l’occasione è stata allestita una graziosa casetta in legno, che riproduceva le tradizionali stanze da tè giapponesi.

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La casa da tè nel Giardino dello Yoshin Ryu

Appena scoccata l’ora X (le 15), ecco comparire la maestra di cerimonia Chiyuki Mitsumori, in un bellissimo ma sobrio kimono verde chiaro, in sintonia con il prato circostante. In un perfetto italiano, ci dà qualche spiegazione sulle origini della cerimonia a cui assisteremo, nata grazie al monaco buddhista Sen-no-Rikiyu. In particolare, lo stile che segue Chiyuki è quello della scuola Omotesenke, uno dei più vicini a quello inventato da Rikiyu.

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La maestra di cerimonia Chiyuki Mitsumori

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La maestra di cerimonia Chiyuki Mitsumori

Un piacevole venticello ha accompagnato il rito, facendo continuamente risuonare una sorta di campanellino e creando un’atmosfera davvero zen. In religioso silenzio sia i partecipanti che i curiosi hanno seguito ogni movimento della maestra, rapiti dalla grazia di ogni suo gesto.

Il rito è stato suddiviso in tre momenti: la pulizia degli strumenti, la preparazione del tè per ogni ospite e infine la sistemazione degli oggetti dopo l’uso. A differenza della cerimonia tradizionale, dove vi è un’unica tazza di tè che si passa da partecipante a partecipante, a ciascun ospite è stata data una tazza personale.

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E non dimentichiamo i dolcini serviti: delle palline della consistenza di una caramella di colore bianco, verde e fucsia per attenuare l’amarezza (non poi così eccessiva, devo dire) del matcha in polvere. Non a caso la regola vuole che si consumino prima di bere il tè, in modo da non percepirne interamente l’amaro. Confesso di essermene riservato uno anche per il dopo, in modo da “terminare in dolcezza”.

Piccoli momenti di panico per gli avventori quando, una volta servita la tazza bisognava ruotarla due volte in senso orario, in modo da non bere dalla parte decorata e poi, una volta finito, pulirne il bordo con un dito asciugandoselo sulla salvietta, e quindi rigirala due volte, ma questa volta in senso anti orario. Tuttavia, con un po’ di pratica e dando un’occhiata agli altri partecipanti, tutto si supera!

Un momento di armonia, quasi fossimo trasportati in una dimensione parallela, al di fuori del tempo, dello spazio, del traffico e delle preoccupazioni quotidiane, avvolti da un rilassante senso di pace e tranquillità. Insomma, possiamo dire che l’intento della cerimonia sia stato raggiunto.

Possiamo quindi ben dire: più cerimonie del tè… E meno stress!

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