From Russia with love: il samovar e il rito del tè

Nel freddo e lungo inverno russo, il tè diventa l’immancabile ospite, non solo nei salotti aristocratici, ma anche nelle case più povere, dove riscalda dal gelo e rasserena il cuore dopo le dure giornate di lavoro.

Tolstoj, Dostoevskij, Puskin e Cechov ne parlano nei loro romanzi, non mancando mai di descrivere il simbolo dell’ospitalità russa: il samovar.

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Fonte: famousfashionista.com

Ma che cos’è quest’aggeggio? Iniziamo dal nome: in russo, “Sam” = sè stesso, “varit’ ” = bollire; quindi “bollitore automatico”. Il samovar è un oggetto molto usato ancora oggi nelle case russe e si tratta di un contenitore metallico con un rubinetto e un tubo interno (o fornelletto esterno), per riscaldare l’acqua in esso contenuta. Sulla sua cima viene di norma poggiata una piccola teiera (la zavarka), in cui si fa un tè molto forte, per poi diluirlo con l’acqua calda presa da un rubinetto laterale. Insomma un comodo dispenser, in grado di mantenere l’acqua calda per diverse ore, in modo da poter bere tè a volontà lungo il corso della giornata.

Inizialmente i samovar erano oggetti di uso quotidiano e solamente verso la metà dell’Ottocento divennero pezzi d’arte. Di solito le famiglie russe ne avevano due: uno per l’uso quotidiano, e un altro per i giorni di festa , o gli ospiti di riguardo.

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Ritratto di famiglia di T.Myagkov

Come un po’ per l’Inghilterra, anche in Russia la diffusione del tè partì all’inizio del ‘600, quando nel 1618 fu portato in dono dai cinesi allo zar Alessio. Da allora in poi, tonnellate e tonnellate di tè  (compresso in mattonelle di foglie pressate) viaggiarono a dorso di cammello dal confine a Usk Kayakhta, dove i commercianti russi barattavano le pellicce con il tè cinese, verso le principali città della grande madre Russia. Proprio da questo processo di scambio prende il nome, il tè russo per eccellenza, il Russian Caravan. Una miscela di Lapsang Souchong, che conferisce alla bevanda un sapore molto forte e un retrogusto di pino, dovuto al processo di affumicamento delle foglie ; oltre che Kemunm e Yunnan.

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Scatola intarsiata di Russian Caravan russa.

Tuttavia, il vero apice di consumo del tè venne raggiunto a inizio ‘800. Motivo per cui dal 1830 in poi, iniziò la produzione industriale di samovar, a partire dalla città di Tula, per poi espandersi in tutto il Mondo.

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La moglie del mercante. Boris Kustodiev, 1918

Prevalentemente si consumava sia tè nero che verde, senza latte, in bicchieri dal manico di metallo. La tradizione, inoltre, voleva che prima di bere, si mettesse un cucchiaino di zucchero o di marmellata in bocca.

Oggi, si è soliti accompagnare il tè con bliny, simili alle crepes, ma più  spessi e soffici con contorni dolci o salati, come per esempio la panna acida o caviale. Altra prelibatezza per il russkij caj sono i piroski, fagottini di pasta lievitata farciti con ripieni vari a base di carne, funghi, formaggio, pesce. Vengono inoltre serviti anche altri dolci come marmellate, torte e biscotti.

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Fonte: oldsamovar.tumblr.com

E voi… Dove preferireste prendere il té: Londra, Mosca o Tokyo?

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