Alla ricerca della lentezza perduta: la cerimonia del tè Giapponese

Corriamo per strada, corriamo a lavoro (per chi ne ha uno) e anche le nostre relazioni interpersonali “corrono” nell’etere, seguendo continui ed immediati scambi di informazioni, grazie alle nuove tecnologie. Semplicemente corriamo, verso dove e per quale motivo, forse lo abbiamo anche scordato, tanto siamo presi dal ritmo incalzante della nostra routine quotidiana. Ma è proprio in questo marasma, in controtendenza a una vorticosa esistenza, che ritorna, dopo anni di oblio, la moda del tè. Una bevanda che, a differenza del caffè, non può essere consumata al bancone di un bar, “al volo”, ma che richiede di sedersi e aspettare che l’infuso si sciolga nell’acqua calda. Un piccolo rito, che ci impone di fermarci, riflettere, meditare e imparare ad attendere.

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Un momento sacro soprattutto per i giapponesi, che lo hanno trasformato in una cerimonia, che nella versione originale dura ben 4 ore (Keep calm: solo 30 minuti per i turisti occidentali)… Quindi, se vi trovate in Giappone armatevi di pazienza e lasciate a casa la fretta, gli orientali non sanno cosa sia.
A tal proposito, illuminata dalle parole della dottoressa Emanuela Borgnino (ne ho parlato nel precedente post sull’evento di Moncalieri), mi piacerebbe illustrarvi più nel dettaglio questa antichissima cerimonia, che si propone di celebrare non solo la lentezza, ma anche l’arte e la bellezza delle cose (Cliccate sul video sottostante, la musica che ho scelto creerà l’atmosfera).

I quattro principi su cui è basata derivano dalla filosofia zen e sono:
WABI: Ossia una vita povera, fatta di cose semplici.
SABI: la rusticità/ familiarità degli ambienti.
SHIBUI: la severità e semplicità (abbiamo capito che gli amici giapponesi amano il minimal)
FUIRA: il godimento della natura.

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Strumenti utilizzati nella cerimonia del tè. (Fonte: kamon.info)

Al suo interno, ogni minimo particolare e gesto è minuziosamente studiato e mai casuale: la posizione degli utensili (rigorosamente realizzati con materiali naturali, dalla funzione rasserenante) che varia a seconda delle stagioni, i gesti di purificazione quali per esempio l’ammirazione del giardino circostante alla capanna del tè (anch’esso adeguatamente bagnato e curato) per “staccare la spina” dal mondo e liberare l’animo dalle preoccupazioni esterne e l’entrata dell’edificio in cui avviene la cerimonia, molto piccola per costringere gli ospiti a inchinarsi e sentirsi umili.
E inoltre… Attenzione: si entra tutti in ordine, come si suole dire “Prima l’ospite d’onore”, che neanche a dirlo, occuperà il posto d’onore (quello indicato nell’immagine qui sotto).

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Ma che cosa accade di preciso durante il rito?

Dopo essere entrato e inginocchiatosi nella postazione assegnata, ogni ospite (a partire dal più importante) sistema il suo ventaglio, che anticamente sostituiva la spada dei samurai,vietatissima perché metallica.
Successivamente il maestro di cerimonia inizia a preparare il tè, rigorosamente Matcha in polvere, versandone 2 cucchiai e mezzo in 1/3 di acqua bollente, che viene rimessa per i 2/3 nel bollitore in modo che il gorgoglio dell’acqua stimoli la meditazione dei partecipanti. Nel frattempo, sono serviti dei dolcini, i cui ingredienti variano a seconda della stagione, dell’occasione che si celebra e addirittura del tempo atmosferico.
Quando il tè e pronto, tutti gli ospiti lo degustano da una stessa tazza, che viene passata, neanche a dirlo, a seconda dell’ordine di importanza degli avventori, bevendone 3 sorsi e mezzo a testa (Essendo il Matcha, molto denso e molto lontano dall’idea occidentale di tè, spesso i turisti fanno fatica ad arrivare all’ultimo mezzo assaggio… Però non allarmatevi, potrebbe anche piacervi… Dipende dai vostri gusti personali!)

 

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Gestualità della cerimonia del tè.

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Tè verde Matcha e frullino in legno.

Ora siete pronti per avventurarvi in questa esperienza sensoriale e come direbbe Osho (che non è giapponese, ma indiano):

“Un campo di meditazione è un luogo dove fermare il nostro coinvolgimento nell’attività quotidiana e creare uno spazio per esplorare il mondo interiore.
“Perché correre affannosamente qua e là senza motivo? Tu sei ciò che l’esistenza vuole che tu sia. Devi solo rilassarti”.

 

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2 thoughts on “Alla ricerca della lentezza perduta: la cerimonia del tè Giapponese

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